martedì 3 marzo 2015

Walter Bonatti: in viaggio su una Terra 'inesauribilmente inesplorata'

"Attraverso la sensibilità che filtra l'impresa del moderno esploratore, questa nostra vecchia Terra apparirà, come per incanto, inesauribilmente
Vulcano Krakatoa, Indonesia. Dicembre gennaio 1968
©Walter Bonatti/Contrasto
inesplorata
". Vi è mai capitato di trovarvi di fronte alle parole giuste, al momento giusto, così, per caso, senza che neanche abbiate pensato di andarle a cercare? Be', a me è successo alla mostra su Walter Bonatti. Un esploratore, un alpinista, un giornalista, un sognatore. Che viaggiava con occhi sempre capaci di stupirsi, in modo inesauribile, sulle orme dei suoi miti di ragazzo. Proprio come noi, oggi, possiamo fare con lui.
‎Ero a Milano di passaggio. Ho chiesto a un amico: "Come posso occupare il pomeriggio? C'è magari qualche mostra?". E così, come capita spesso anche nei viaggi, va a finire che un fuoriprogramma‎ diventi quel ricordo cardine a cui pensi, ripensi e ti porti fino
Venezuela. Dicembre 1967
©Walter Bonatti/Contrasto
casa. Per me, è stato come incontrare un amico esperto con cui potermi confrontare. Quella mattina mi frullavano in testa molte domande sul viaggio, ma più precisamente proprio sull'esperienza di travel blogger. E chi meglio di lui?
L'alpinista Bonatti lo conosciamo bene: le sue imprese hanno fatto, tra soddisfazioni e amarezze, la Storia. Ma la mostra "Walter Bonatti. Fotografie dai grandi spazi", ospitata dal Palazzo della Ragione Fotografia, ha la particolarità (che ho apprezzato molto) di mettere di lato l'aspetto sensazionalistico, per lasciare al centro l'esploratore e lo scrittore, immerso nell'altra parte del mondo così come nelle profondità dell'animo umano. Anche perché è difficile, anzi, impossibile‎ separare le due cose.
Il viaggio stesso nasce dall'incontro tra un contesto e una persona. In infinite combinazioni e storie. E Walter viaggiava ‎e scriveva, scriveva e viaggiava, inesauribile. Bello che le foto esposte non fossero corredate da semplici didascalie, ma da stralci di racconti dell'autore.
Allora scopri che il deserto del Namib l'aveva fatto 'a buffo', perché in realtà non aveva i permessi; che nel Vulcano Nyiragongo si era calato "nelle antiche paure dell'uomo, gli albori della vita"; e che una volta, in Venezuela, l'atmosfera era così suggestiva che aveva
Michaelmas Cay, Grande barriera corallina, Australia orientale, 1969
©Walter Bonatti/Contrasto
l'impressione che potessero spuntare dinosauri da un momento all'altro. E si domandava: "Una realtà non dipende anche dalla nostra capacità di immaginarla?".
Era anche un grande appassionato di selfie‎, che poi ante litteram si chiamavano autoscatti. Bonatti, infatti, aveva una serie di dispositivi (al tempo, ultimi ritrovati della tecnica) che gli permettevano di azionare il click della macchina fotografica anche a distanza. Il suo stile era quello. Si definiva "un uomo che guarda affascinato e attento il mondo intorno a lui per trarne una lezione di vita". Perché, come si diceva all'inizio, esiste quel viaggio senza quel viaggiatore?
Grazie Walter. È sempre bello viaggiare con te.

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