Una Spa di 130.000 mq in pieno centro a Roma. Acqua calda, tiepida e fredda. Palestra. Biblioteca. Area relax. Pregiate decorazioni in marmo. Cromoterapia. Le Terme di Caracalla non avevano proprio nulla da invidiare a una moderna Spa. Anzi. Erano anche a prezzi popolari. Ma questo, certo, per un motivo ben preciso.
Le Terme di Caracalla sono una vera e propria 'grande opera' del III secolo d.C., quella che l'imperatore da cui prendono il nome aveva dato a Roma. Generoso? Be', sì, voleva essere amato. E per lavar via il sangue versato per conquistare il potere usò anche l'acqua termale. Un complesso mastodontico, secondo per grandezza solo alle successive Terme di Diocleziano. Qualcuno direbbe quasi pacchiano.
A noi non rimane che la struttura principale, depredata nei secoli non solo di ogni oggetto di pregio, ma anche di quegli elementi squisitamente tecnici, come perni e chiodi, che potevano essere riciclati. Ma nonostante ciò la visita all'area archeologica conserva un assoluto fascino, che vale la pena di sperimentare.
Ho avuto l'occasione di conoscere meglio questo sito durante una #domenicalmuseo (iniziativa davvero intelligente e civile), aggregandomi alla visita guidata di Explora, un'associazione molto attiva nella riscoperta dei tesori, più o meno conosciuti, della Capitale. Trovo bellissimi questi gruppi di persone di ogni età, appassionate e curiose, che amano scoprire e riscoprire la nostra Roma.
La scoperta, qui, comincia prima di entrare nell'area archeologica. Sì, perché l'antica e vera entrata delle Terme di Caracalla si trova in realtà fuori, davanti all'attuale biglietteria. Basta camminare verso la strada e affacciarsi per poter vedere gli antichi varchi. Già qui si può avere un indizio dello stile dell'intera struttura, costituita da un sistema di cunicoli e passaggi tutt'ora in parte inesplorato. Tutto il lavoro di manovalanza (che, in effetti, era mastodontico quanto la struttura) si svolgeva infatti attraverso passaggi invisibili al visitatore. Un sistema complesso ma efficientissimo.
Appena si entra nell'area archeologica, sulla destra, ci sono i resti di quella che si pensa fosse una sala con pavimento riscaldato grazie a un'intercapedine, collegata a camini alimentati a legna: l'aria calda circolava sotto, mentre sopra scorrevano, forse ravvivati anche da olii profumati, i momenti di convivio e chiacchiera fra gli ospiti. Per chi avesse voluto, più in là, c'era anche una bella biblioteca, di cui oggi purtroppo non rimane che qualche traccia. Tutta la struttura era alimentata da una diramazione dell'Acqua Marcia, che veniva incamerata in enormi serbatoi, situati all'estremità opposta dell'entrata principale.
Girandosi verso il cuore delle Terme di Caracalla, non si può non rimanere a bocca aperta. Sopra un semistadio, dedicato all'intrattenimento ludico, si ergono imponenti le colonne (alcune crollate) sorrette da archi. Il diametro della cupola centrale è di 34 metri. Ed è proprio qui, tra un arco e l'altro, sotto pareti di 20-25 metri, che si trovava le vasche.
Servivano numerosi forni, a varie altezze e vari livelli, per ricaldare tutto. Per dare un'idea della portata di quest'opera, la guida ci ha fornito un semplice numero: secondo le stime, erano circa 10 le tonnellate di legna bruciate ogni giorno, in 50 forni. Il tutto non-stop: aperti tutti i giorni.
Per aiutare il riscaldamento, gli ambienti caldi sono stati costruiti guardando verso sud/sud-ovest, così da avere il sole tutto il giorno, e avevano grandi finestre (si pensa fatte da diversi pezzi di vetro montati insieme) ai piani superiori, così da avere sia luce che effetto serra. E, in più, si pensa che nelle vasche venisse anche versata dell'acqua riscaldata a parte. Un lavoro colossale. Ancor di più se si pensa che le vasche venivano svuotate, pulite e riempite tutti i giorni.
Ad ogni modo, come testimonia bene la biblioteca, non era una struttura concepita per il solo bagno e per il relax. Qui, infatti, si voleva offrire una cura a tutto tondo. E si cominciava, quindi, dalla palestra. Usciti dallo spogliatoio, si giocava (sì, insomma, si faceva un po' di sport, come il gioco della palla) o si lottava, cosparsi di olio e sabbia (per facilitare la presa). Poi, con una spatola si portava via tutto e ci si infilava nella sauna (a secco o umida, come si preferiva) e nelle piscine (calidarium, tepidarium e frigidarium, come da tradizione). Uomini e donne separati.
Si pensa, poi, che per realizzare l'interno della struttura fosse stata usata anche della pasta vitrea. Ve li immaginate i rimbalzi dei riflessi dell'acqua? Il tutto su mosaici e decorazioni marmoree con motivi marini (di cui purtroppo non rimane praticamente niente, dopo i vari saccheggi). Una curiosità: sopra una delle vasche si trova un'immagine assolutamente recente ed è impossibile non notarla. È una Madonna, si dice voluta da San Filippo Neri. I ragazzi di strada, infatti, venivano portati qui a passare il tempo.
Camminando lungo queste stanze, l'occhio viene catturato dal porfido (rosso), dalla selce (bianca) e dal serpentino (verde) che danno vita ai mosaici. Alcuni dei quali, aimè, stanno collassando nel centro. Vedere un'area di tale splendore saccheggiata in tempi remoti è triste. Guardare ciò che ancora custodisce andare sprofondando è un vero e proprio pugno allo stomaco. Intanto, proprio qui il 12 luglio risuonerà la musica di Elton John, per un concerto straordinario nel cartellone estivo del Teatro dell'Opera (altra bella iniziativa culturale). Un omaggio di un vero Sir. Come d'altronde si merita questo luogo straordinario.
Il post è stato aggiornato il 27/05/2015








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