sabato 30 agosto 2014

Cosa si beve in Perù: coca, muña, chicha e Inca Kola

Dai tradizionali mate (di coca o di muña) e chicha (blanca o morada) alla più moderna Inca Kola: ecco cosa si beve (o si mastica) in Perù e Bolivia.
Foglie di coca
Le foglie di coca si trovano sempre, ma sempre, sulle tavole e nei locali. Oltre ad essere masticate, infatti, queste foglioline sono l'ideale da fare in infusione per combattere il mal d'altura (il cosiddetto soroche), aiutare la digestione, alleviare la fatica, attenuare la fame e, infine, favorire quello stato di serenità che ha portato 'l'uomo bianco' a isolare da questa pianta un alcaloide ben preciso e tristemente famoso: la cocaina.
In realtà, in Perù e Bolivia, le foglie di coca sono consumate abitualmente (come infuso, detto "mate", o semplicemente masticate), anche più volte al giorno,
Mate de coca
dalla stragrande maggioranza della popolazione (possederla è anche un simbolo di accettazione da parte della comunità in molte culture locali, come nell'isola di Taquile, sul Lago Titicaca).
Il Museo della Coca a La Paz è molto istruttivo sull'argomento. E, a questo proposito, vale la pena riportare uno stralcio di "La Leyenda de la Coca" di Antonio Díaz Villamíl, che descrive "l'incantesimo" della coca per i locali e "la maledizione" speculare per l'uomo bianco:
"Custodisci le tue foglie con amore e quando sentirai dolore nel tuo cuore o oscurità nella tua mente, porta le foglie alla tua bocca"
 E poi:
"Quando il conquistatore bianco toccò la foglia di coca, tutto ciò che trovò fu veleno per il suo corpo e pazzia per la sua mente, e quando la coca cercò di alleviargli il cuore, servì solo a romperlo, come cristalli di ghiaccio distruggono le montagne".

Simile alla coca per i benefici alla respirazione in altura è la muña, un'erba che cresce selvaggia in
Mate de muña
queste zone e il cui mate è davvero gradevole. Questa, però, è più difficile da trovare rispetto alla più famosa (e prestigiosa) coca, e in ogni caso sempre allo stato brado, ovvero a rametti. Della coca, invece, si trovano bustine pronte per l'infuso (sullo stile del tè), caramelle e anche pomate analgesiche.

E poi c'è la chicha, una bevanda alcolica derivata dal mais, una volta sacra per gli inca e oggi adorata da chi vuole emozioni forti. In realtà, assaggiandola, è chiaro
La chicha
che il tasso alcolico della moderna bevanda non ha nulla a che fare con le decine e decine di gradi con cui venivano accompagnati i riti e i sacrifici umani di un tempo (a berla erano gli stessi sacrificati, così da essere 'storditi', come testimonia il caso di Juanita: oggi mummia in un museo di Arequipa e un tempo 12enne offerta agli dei in cima a una montagna nell'intento di riportare floridezza al suo popolo e nella certezza, così si credeva e in fondo non ci sono prove del contrario, di diventare essa stessa una dea).
Per trovare la chicha basta fermarsi dove si vede un lungo palo di legno con arrotolato in cima un telo rosso: segno che in quella casa si produce la tradizionale bevanda.

L'Inca Kola, appena presa, tra
due piatti che chiaramente non ha accompagnato
Infine, una citazione (ma non di più) va all'Inca Kola, bevanda giallo fluorescente in gran voga tra i locali ma che, oggettivamente, sa di Big Babol. Meglio un buon mate a fine pasto. Garantito.














Nessun commento:

Posta un commento