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| Siena dalla Torre del Mangia |
La Torre del Mangia è la vera vetta urbana della città. Ben 88 metri per una miriade di scalini, sopra i quali la vista è, a mio parere, mozzafiato. Tanto profondamente ci si immerge nella contemplazione, quanto rapidamente si ritorna alla realtà al suonare della campana... che, sì, si trova esattamente sopra la propria testa. Suono registrato, è chiaro, ma di rara efficacia nell'avvisare i gentili visitatori che è ora di scendere.
Il tempo di ritornare coi piedi per terra ed ecco che si può iniziare subito la scoperta dei tesori che la città custodisce. A partire dal Museo Civico ospitato dal Palazzo Pubblico di Siena, che si trova proprio alla base della torre e che, con essa, si erge a suggestiva quinta di quella Piazza del Campo che tutti conosciamo gremita, in estate, per il rinomato Palio. Infiniti affreschi e porte (sopra le quali si ripete, sala dopo sala, la scritta 'libertas') ci accompagnano attraverso il palazzo, testimonianza suggestiva e articolata di quello che fu il glorioso Governo dei Nove.
Una parete su tutte rivela allo sguardo del visitatore di oggi cosa fosse, per l'epoca (fine XIII - prima metà XIV secolo), il Buon Governo, di come crearlo e di come tutelarlo. Anzi, in effetti le pareti sono tre, lungo le quali si dispiegano le Allegorie del Buono e Cattivo Governo e dei loro Effetti in
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| Allegoria del Buongoverno di Ambrogio Lorenzetti (1337-40) |
La parete nord mostra il vecchio e barbuto Comune di Siena (il Bene Comune, per l'appunto), circondato dalle virtù che servono per governare, insieme al vero punto cardine di tutto il sistema: la Giustizia. Senza Giustizia, come mostra l'affresco con le sue efficaci personificazioni, non c'è Concordia fra i cittadini e non c'è Bene Comune possibile. Lo rende bene quanto rappresentato nella parete ovest: sopra a una Giustizia legata e umiliata al fianco dei piatti della bilancia spezzata, c'è la Tirannide. La sua corte sono quei vizi che si fanno forti dell'egoismo e della ricerca del cieco bene personale. Gli effetti sono devastanti: nella città e nella campagna dominano i soldati e le violenze, nessuna bottega è al lavoro a parte quella dell'armaiolo e gli edifici sono trascurati e cadenti. Il Timor domina la valle. E poi c'è lei, la Securitas, che gli si contrappone sulla parete a est della sala ergendosi leggiadra su un panorama di semina, lavoro, festa, gioco e armonia.
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| Duomo di Siena |
Il Duomo è immenso e forse non basterebbe una settimana per godere di tutte le meraviglie che nasconde. Il pavimento di marmo rientra a pieno titolo fra le innumerevoli opere d'arte qui custodite, così come i grandi libri di musica decorati dagli amanuensi ed esposti nella preziosa Libreria Piccolomini.
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| Verso Palazzo Chigi Saracini |




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