Cercate la luce, ma non c'è. Allora vi alzate, uscite dal tepore del sacco a pelo e in pratica saltate dentro i vestiti. Fa troppo freddo per
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| Salar de Uyuni |
temporeggiare. Di là c'è la colazione (e il termos con l'acqua calda) che vi aspetta. Per fortuna avete la lampada frontale. Intorno è tutto bianco. Pareti di sale, colonne di sale, tavolini di sale e panche di sale. Anche il pavimento è una distesa di sale. Ed ecco che, nel buio quasi totale, si materializza: donna, capelli neri e lunghi, una coperta legata in vita fino a terra e un telo gonfio sulle spalle. Occhi seri. Silenzio totale. Una lunga candela nella mano destra e un'altra nella mano sinistra. Un demone giapponese in Bolivia? No. È la padrona dell'hotel nei salares che vi porta luce e colazione.
Anche se con qualche scomodità (acqua, elettricità e riscaldamento non scontati), vale la pena dedicare tre giorni nei dintorni di Uyuni alla scoperta di lagune incantate, montagne dai mille colori, terme, fenicotteri, vigogne, geyser, infinite distese di sale e piccole isole di cactus giganti. Si parte dal Salar, di Uyuni appunto.
A testimoniare la grandezza del mare che un tempo ricopriva queste zone, oggi, è rimasto il sale. Una distesa di oltre 10 mila kilometri
quadrati, la più grande al mondo, dove il sale si è alloggiato in perfetti disegni esagonali. Il paesaggio è a dir poco suggestivo. Nei piccoli buchi che si trovano qua e là, si possono trovare delle formazioni di sale spettacolari. Agglomerati di cubi, in pratica. Più o meno grandi a seconda della loro anzianità. Una volta presi rimangono così, perfetti (sempre che non ti manchi il sale per la pasta...).
Ma si fa presto a esaurire la spinta romantica per dedicarsi all'attività più diffusa in questi lidi: le foto sceme. Il bianco (più o meno) incontaminato
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| Con Francesca Micciulli |
della scenografia, infatti, si presta particolarmente bene a illusioni ottiche. Un esempio? Basta allontanarsi di qualche metro dalla camera per diventare un piccolo folletto che saltella sulle mani di un amico in primo piano. Il Salares di Uyuni è pieno di gente che si applica in questa pratica con accesa scrupolosità. All'inizio provi a stare fuori dal coro, ma è irresistibile.
Un vecchio hotel di sale, non più attivo, è rimasto a disposizione dei viaggiatori per una sosta al caldo (dentro si bolle!), uno spuntino o
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| Statue di sale |
una visita al piccolo museo di statue (di sale, ovviamente). Erano decine le jeep che vi sostavano tutt'intorno. In effetti un po' troppo affollato per i miei gusti. Ma l'aver mangiato una fettina di lama (autotrasportata, ovviamente) seduta su un cumulo di sale a ridosso dell'hotel, al sole, nel bianco (più o meno) incontaminato, ha avuto un suo perché. Poi se qualche amico si alzava e ti passava vicino, ti ritrovavi il piatto inaspettatamente insaporito.
Ma non c'è solo sale nei Salares. Da quest'immensa distesa bianca emergono anche delle isole di terra. Vulcanica, per la precisione.
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| Isola nel Salar de Uyuni |
Le cime che si incontrano (e su cui si può anche salire) sono infatti quello che rimane di antichi vulcani, oggi impreziositi da cactus giganti e fossili di coralli marini, a disposizione dei (tanti, tanti, forse troppi) turisti che li percorrono in lungo e in largo come formichine. Fortunatamente, più ci si spinge in là con le jeep (e con le scomodità) e meno massa si incontra. Come sempre, d'altronde.
L'hotel di sale (l'altro, quello attivo, vicino a San Juan) merita una notte. Sempre bene portarsi acqua e batterie a sufficienza, oltre che (d'obbligo) la lampada frontale, ma anche qui si sono attrezzati e, a differenza anche di pochi anni fa, è possibile approfittare di un paio di
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| Hotel di sale |
ciabatte per mettere in carica cellulari e macchine fotografiche, avere un po' di luce nella sala comune o (addirittura) farsi una doccia calda. A San Juan (pochi minuti a piedi) ci sono anche diversi negozietti dove poter trovare acqua e snack. Questa notte sarà l'ultima occasione per farlo. Il secondo e terzo giorno ci si spinge più in là, con sempre meno jeep intorno che interferiscono con la straordinarietà del mondo che si sta per scoprire.
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