sabato 23 agosto 2014

Uyuni /giorno 1: salar, hotel di sale e isole di cactus giganti

Cercate la luce, ma non c'è. Allora vi alzate, uscite dal tepore del sacco a pelo e in pratica saltate dentro i vestiti. Fa troppo freddo per
Salar de Uyuni
temporeggiare. Di là c'è la colazione (e il termos con l'acqua calda) che vi aspetta. Per fortuna avete la lampada frontale. Intorno è tutto bianco. Pareti di sale, colonne di sale, tavolini di sale e panche di sale. Anche il pavimento è una distesa di sale. Ed ecco che, nel buio quasi totale, si materializza: donna, capelli neri e lunghi, una coperta legata in vita fino a terra e un telo gonfio sulle spalle. Occhi seri. Silenzio totale. Una lunga candela nella mano destra e un'altra nella mano sinistra. Un demone giapponese in Bolivia? No. È la padrona dell'hotel nei salares che vi porta luce e colazione.
Anche se con qualche scomodità (acqua, elettricità e riscaldamento non scontati), vale la pena dedicare tre giorni nei dintorni di Uyuni alla scoperta di lagune incantate, montagne dai mille colori, terme, fenicotteri, vigogne, geyser, infinite distese di sale e piccole isole di cactus giganti. Si parte dal Salar, di Uyuni appunto.

A testimoniare la grandezza del mare che un tempo ricopriva queste zone, oggi, è rimasto il sale. Una distesa di oltre 10 mila kilometri
quadrati, la più grande al mondo, dove il sale si è alloggiato in perfetti disegni esagonali. Il paesaggio è a dir poco suggestivo. Nei piccoli buchi che si trovano qua e là, si possono trovare delle formazioni di sale spettacolari. Agglomerati di cubi, in pratica. Più o meno grandi a seconda della loro anzianità. Una volta presi rimangono così, perfetti (sempre che non ti manchi il sale per la pasta...).

Ma si fa presto a esaurire la spinta romantica per dedicarsi all'attività più diffusa in questi lidi: le foto sceme. Il bianco (più o meno) incontaminato
Con Francesca Micciulli
della scenografia, infatti, si presta particolarmente bene a illusioni ottiche. Un e
sempio? Basta allontanarsi di qualche metro dalla camera per diventare un piccolo folletto che saltella sulle mani di un amico in primo piano. Il Salares di Uyuni è pieno di gente che si applica in questa pratica con accesa scrupolosità. All'inizio provi a stare fuori dal coro, ma è irresistibile.

Un vecchio hotel di sale, non più attivo, è rimasto a disposizione dei viaggiatori per una sosta al caldo (dentro si bolle!), uno spuntino o
Statue di sale
una visita al piccolo museo di statue (di sale, ovviamente). Erano decine le jeep che vi sostavano tutt'intorno. In effetti un po' troppo affollato per i miei gusti. Ma l'aver mangiato una fettina di lama (autotrasportata, ovviamente) seduta su un cumulo di sale a ridosso dell'hotel, al sole, nel bianco (più o meno) incontaminato, ha avuto un suo perché. Poi se qualche amico si alzava e ti passava vicino, ti ritrovavi il piatto inaspettatamente insaporito.

Ma non c'è solo sale nei Salares. Da quest'immensa distesa bianca emergono anche delle isole di terra. Vulcanica, per la precisione.

Isola nel Salar de Uyuni
Le cime che si incontrano (e su cui si può anche salire) sono infatti quello che rimane di antichi vulcani, oggi impreziositi da cactus giganti e fossili di coralli marini, a disposizione dei (tanti, tanti, forse troppi) turisti che li percorrono in lungo e in largo come formichine. Fortunatamente, più ci si spinge in là con le jeep (e con le scomodità) e meno massa si incontra. Come sempre, d'altronde.

L'hotel di sale (l'altro, quello attivo, vicino a San Juan) merita una notte. Sempre bene portarsi acqua e batterie a sufficienza, oltre che (d'obbligo) la lampada frontale, ma anche qui si sono attrezzati e, a differenza anche di pochi anni fa, è possibile approfittare di un paio di
Hotel di sale
ciabatte per mettere in carica cellulari e macchine fotografiche, avere un po' di luce nella sala comune o (addirittura) farsi una doccia calda. A San Juan (pochi minuti a piedi) ci sono anche diversi negozietti dove poter trovare acqua e snack. Questa notte sarà l'ultima occasione per farlo. Il secondo e terzo giorno ci si spinge più in là, con sempre meno jeep intorno che interferiscono con la straordinarietà del mondo che si sta per scoprire.

Nessun commento:

Posta un commento